CIVILE

Studio specializzato in diritto civile nella provincia di Trento


Lo Studio è particolarmente attivo nel campo del diritto civile, per il quale offre servizi di assistenza e consulenza sia a privati che a imprese da tutta la provincia di Trento.
Ha maturato solide competenze in tutti i settori in cui si articola la materia civilistica, che in questa sede abbiamo voluto ricondurre essenzialmente a due macro-aree: la tutela dei diritti personali e la tutela dei diritti patrimoniali.
Si occupa con il medesimo livello di specializzazione anche delle controversie di diritto del lavoro.

TUTELA DEI DIRITTI PERSONALI

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TUTELA DEI DIRITTI PATRIMONIALI

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Assistenza in diritto del lavoro

Strettamente connessa al diritto civile è l'assistenza che lo Studio Legale Graziadei di Denno (Trento) offre in ambito giuslavoristico, grazie alle competenze acquisite in relazione alle tematiche relative ai rapporti di lavoro individuali e collettivi, sotto il profilo sia giudiziale che stragiudiziale.
L’assistenza dello Studio in quest’ambito si rivolge sia ai datori di lavoro, sia ai lavoratori e riguarda, ad esempio, la predisposizione o revisione di contratti di lavoro dipendente ed autonomo; gli accordi per lo scioglimento degli stessi; la verifica della legittimità di sanzioni disciplinari o di licenziamenti; la regolamentazione dei rapporti lavorativi nei trasferimenti di azienda o di suoi rami.
una sala d’attesa

Il licenziamento

Sono diverse le ragioni e le circostanze per cui un datore di lavoro può decidere di porre fine a un rapporto professionale con un proprio dipendente. E a ciascun "tipo" di licenziamento può corrispondere una tutela del lavoratore (in parte) diversa. La legge italiana riconosce validità alle tipologie di licenziamento
  • per giusta causa
  • per giustificato motivo soggettivo;
  • economico;
  • collettivo
Sono invece nulli i provvedimenti di destituzione dal servizio mossi da motivazioni di natura discriminatoria – per ragioni di età, sesso, lingua, razza, orientamento sessuale, convinzioni personali e religiose, opinioni politiche, appartenenza a un partito o sindacato, adesione ad uno o più scioperi – ed è altresì impugnabile il licenziamento intimato a voce (la forma scritta è un requisito indispensabile per ogni provvedimento di licenziamento) o non notificato tramite raccomandata A/R o mediante consegna a mano alla presenza di testimoni. 

La giusta causa

Il licenziamento per giusta causa è il provvedimento che consegue – anche senza preavviso – ad alcune condotte particolarmente gravi poste in essere dal lavoratore, specificamente definite dall'art. 2119 del codice civile, quali: 
  • Insubordinazione – il rifiuto ripetuto e immotivato di eseguire la prestazione lavorativa
  • Sottrazione di beni aziendali durante lo svolgimento dell'attività lavorativa 
  • Comportamento penalmente rilevante al di fuori dell'attività lavorativa, che fa venire meno la necessaria relazione di fiducia con il datore di lavoro 
  • Lo svolgimento durante il periodo di malattia di un'attività lavorativa parallela presso altra azienda o datore di lavoro, in modo tale da pregiudicare la guarigione e il rapido rientro al lavoro 
  • Il rifiuto di riprendere l'attività professionale dopo la visita medica che abbia accertato l'insussistenza di uno stato di malattia 

I giustificati motivi soggettivi

Si definisce licenziamento per giustificato motivo soggettivo quello disposto in reazione a una violazione commessa dal lavoratore rispetto agli obblighi previsti dal contratto di lavoro. 
Esempi di giustificati motivi soggettivi sono:
  • Abbandono immotivato del luogo di lavoro
  • Provocazione di una rissa sul luogo di lavoro
  • Minaccia verso un collega o superiore
  • Reiterata violazione di norme del Codice Disciplinare
In questi casi (ad eccezione del motivo della reiterata violazione del Codice Disciplinare) è sempre necessario il preavviso da parte del datore di lavoro,  che si traduce di solito nel conferimento in busta paga della retribuzione corrispondente al periodo di preavviso.

I giustificati motivi oggettivi. 
Il licenziamento collettivo

Si parla invece di motivi oggettivi di licenziamento nel caso in cui un'azienda si trovi a dover fare a meno di uno o più dipendenti per motivi tecnici relativi alla produzione o alla riorganizzazione del lavoro, per uno stato di crisi aziendale o di bassa liquidità. 
Esempi tipici di licenziamento per giustificato motivo oggettivo sono:
  • Chiusura dell'attività
  • Delocalizzazione di alcuni servizi o produzioni
  • Soppressione del posto di lavoro
  • Accorpamento delle mansioni al datore di lavoro
Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo che coinvolga un numero di dipendenti pari a 5 o più, è detto Licenziamento Collettivo e segue una procedura specifica per il datore di lavoro. 

Risarcimento del lavoratore ingiustamente licenziato. Indennità e reintegro

Quanto al trattamento riservato al lavoratore che vinca una causa contro il provvedimento di licenziamento, il Jobs Act ha inciso soprattutto sulla possibilità di reintegro sul posto di lavoro prevista dallo "storico" art. 18 della Legge 300/70 (c.d. Statuto dei Lavoratori). Tale forma di tutela è venuta meno per tutti gli assunti dal 7 marzo 2015 con contratto a tempo indeterminato e per coloro che da questa data hanno visto trasformato il proprio contratto di apprendistato o di lavoro a tempo determinato in un rapporto a tempo indeterminato, i quali abbiano subìto un licenziamento economico, collettivo o formalmente viziato (es. per mancanza della motivazione nella lettera di licenziamento). 

L'art. 18 resta invece valido per le vecchie assunzioni, e il reintegro è comunque confermato in tutte le ipotesi di licenziamenti discriminatori, intimati in forma orale o disciplinari nulli (per insussistenza del fatto contestato). Negli altri casi, dunque, è previsto il pagamento da parte del datore di lavoro di un'indennità crescente commisurata all'anzianità di lavoro. 
La legge, tuttavia, non preclude la possibilità per i singoli lavoratori dipendenti di ottenere dal proprio datore un trattamento di maggior favore in deroga alla disciplina comune.
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